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L’isola d’Ischia ha una storia che parte da molto lontano, sulla sua nascita vengono raccontate molte storie tra cui quella di Tifeo; “Il mito greco di Tifeo, il gigante condannato da Giove e rimane incatenato sotto l’isola d’Ischia, l’antica Pithecusa, eruttando fiamme ed acque calde e producendo terremoti”.

Sull’isola  intorno alla metà dell’VIII sec. a.C., si stabili il primo insediamento dei Greci in Occidente: essi provenivano dalle città di Eubea e chiamarono l’isola Pithekoussai (lat. Pithecusae).

Sin dal loro arrivo, i Greci occuparono l’intero territorio dell’isola con una serie di villaggi destinati sia alla produzione di prodotti agricoli di prima necessità sia a prodotti pregiati riservati al commercio.

Importante testimonianza della presenza dei Greci  sull’isola d’Ischia è la celebre “Coppa di Nestore” proveniente dall’isola di Rodi databile intorno al 730 a.C., portata alla luce nel 1955 da Giorgio Buchner.

La coppa, rinvenuta in circa cinquanta frammenti poi ricomposti, faceva parte del ricco corredo funebre appartenente alla tomba di un fanciullo di appena dieci anni. Essa reca inciso su di un lato, in alfabeto euboico in direzione retrograda, ossia da destra verso sinistra, un epigramma formato da tre versi, che alludono alla famosa coppa descritta nell’Iliade di Omero: “Io sono la bella coppa di Nestore, chi berrà da questa coppa subito lo prenderà il desiderio di Afrodite dalla bella corona”.

Nell’ 82 a.C. Pithechusae passò sotto il dominio romano dopo la battaglia contro Silla e l’isola prese il nome di “Aenaria”.

I romani apprezzarono molto Ischia per le sue acque termali da sempre ritenute curative, ciò emerge anche da una importante testimonianza archeologica rinvenuta nel 1757 presso la sorgente che conserva tuttora il nome di “Nitrodi” nella zona di Buonopone, che dimostra la presenza nei stabilimenti termali di una serie di rilievi votivi dedicati al ringraziamento dell’avvenuta guarigione ad Apollo e alle Ninfe della sorgente di Nitrodes o Nitrodiae.

Dalla fine del V sec. d.C. in poi si susseguono brevi dominazioni dei vari popoli germanici (soprattutto Eruli ed Ostrogoti) caratterizzate da continue e devastanti scorrerie.

Nell’ 813 alle incursioni barbariche si sostituirono quelle dei Saraceni che si prolungarono per oltre trent’anni, fino a quando una piccola flotta di Sorrentini liberò l’isola d’Ischia sconfiggendo i Saraceni che avevano cercato rifugio nell’isola da loro stessi devastata. Per circa duecento anni Ischia rimase sotto il dominio dei duchi di Napoli ai quali, per oltre un cinquantennio, si sostituì la dinastia normanna di cui Enrico degli Hohenstaufen fu l’ultimo sovrano.

Dal 1214 – 1265 l’isola fu sotto il governo della dinastia degli Svevi che si  estinse con la morte di Manfredi e di Corradino, dando inizio al dominio degli Angiò. Cacciati gli Angioini dall’isola, venne acclamato re Pietro III d’Aragona, genero di Manfredi. Verso la fine del 1200, dopo una breve riconquista dell’isola da parte degli Angioini sconfitti nel 1285 a Castellammare dalla flotta dell’ammiraglio Ruggiero di Lauria, re Giacomo II (figlio di Pietro III) tornò sul trono di Sicilia e affidò la signoria di Ischia al fratello Federico II. Gli Angioini e gli Aragonesi furono i protagonisti della lotta di successione al trono di Napoli a cui gli isolani parteciparono subendo talvolta saccheggi e devastazioni fino al 1441, quando Renato d’Angiò fu cacciato da Napoli da Alfonso d’Aragona e si rifugio in Provenza. A quella degli Angioini si sostituì la dinastia degli Aragonesi con Alfonso I che terminò nel 1501.

Nel 1707 il Regno di Napoli passò agli Austriaci; nel 1734 poi Ischia divenne con Napoli dominio dei Borboni. Tuttavia solo pochi anni dopo, nel 1764, dopo alterne vicende politiche, Ischia fu abbandonata nuovamente nelle mani della malavita e subì il flagello dell’ennesima carestia.

Gli anni che vanno dal 1817 al 1828 sono senza storia per l’isola, ormai aggregata al distretto di Pozzuoli dalla restaurazione borbonica. Nel 1881 e 1883 due spaventosi terremoti sconvolsero Casamicciola.

La II guerra mondiale interessò Ischia solo marginalmente; pur tuttavia le conseguenze si ripercossero anche sugli abitanti, alcune case del centro di Forio vennero distrutte da alcune bombe americane.

All’inizio degli anni ‘50 l’isola divenne meta turistica anche grazie a personaggi come Angelo Rizzoli che avviò la realizzazione di moderni complessi alberghieri e termali e ne appoggiò il successivo impulso con una massiccia propaganda su tutta la stampa della sua casa editrice, con proiezioni cinematografiche, congressi nazionali ed internazionali, raduni periodici di specialisti del turismo e del termalismo.

Il nome dell’isola di Ischia fu così diffuso in tutti i paesi del mondo.

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